‘A morte è ‘na livella. Ma solo davanti a Dio.

Scritto da il 9 ottobre 2017

La morte di Aldo Biscardi ha, ancora una volta, tirato fuori il peggio degli italiani: l’ipocrisia, il male che sta affondando la nazione.

Oggi “che non c’è più“, tutti lo piangono, tutti lo esaltano, tutti lo descrivono come un genio.

In effetti, di geniale, ebbe l’intuizione di portare il “bar dello sport“, in particolare, del calcio, in tv, ispirando anche tante trasmissioni nazionali e non, più o meno fortunate.

Ma in quel “bar“, almeno all’inizio, c’erano “clienti” da far invidia “all’Harry’s, alla Floridita, anziché la Bodeguita“. Quando in una squadra metti Brera, Cannavò, De Cesari, Caminiti, Necco, Cazzaniga (e altri che, in questo momento, mi sfuggono…), alla fine, non hai bisogno d’altro, devi solo ascoltare ed imparare.

Ma poi arrivò la decadenza, con scartine e soubrettine in cerca di popolarità. E il bar di classe, diventò la peggiore bettola.

Per non parlare di alcuni comportamenti, accertati, che non sono stati esempi puri e cristallini di deontologia professionale.

Tutto questo per dire che, in Italia, quando qualcuno muore, diventa santo, anche se santo non lo è stato per niente. E così, se qualcuno si permette di dirlo, diventa il peggior “delinquente assassino”.

La morte “è ‘na livella“, scrisse Totò. Ma solo davanti a nostro Signore!


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