Che stronza.

Scritto da il 4 ottobre 2017

Che stronza.
Io mica lo sapevo che esistesse una così.
Cioè, ci speravo certo, la cercavo intensamente e forse, a dire la verità, un pochino la aspettavo.
Però se me lo avessero detto prima avrei evitato un sacco di fatica.
Eh si, perché io, per tutta la vita, ho cercato qualcuno così, o meglio che mi facesse sentire così.
Cominciamo da lontano però, così ci capiamo qualcosa di più.
C’era una volta, tanto tempo fa, un ragazzino timido, un po’ strano e tanto solo, ma così solo da imparare a sue spese che la solitudine a volte è una scelta e altre volte una condanna. La differenza è così sottile da rendere la vita a volte leggera ed altre volte assai nera, come un altalena che va veloce nel giorno e nella notte, avanti e indietro e ti confonde anche i pensieri. Eh si perché quando le cose sono così inizi a fare confusione, e ti convinci che le cose siano diverse da quelle che sono in realtà. Alla felicità dai il nome di bugia, alla tristezza dai il nome di un ricordo ed il dolore lo chiami amico. Tutto si confonde.
Dario, perché questo era il nome del ragazzino dagli occhi tristi e amari, venne su forte e delicato, fragile e spaventato. Però imparò tante cose belle: sceglieva i libri dall’odore, gli amici dal sorriso, le mani dalla dolcezza ed imparò a riconoscere le stelle dal rumore che facevano nella notte.
Insomma, Dario era costruito un po’ al contrario, con l’anima esposta fuori dalla pelle e per questo soffriva.
Allora scelse il Teatro, come amico e come nascondiglio. Dietro alla finzione si sentiva protetto. Ma questo durò solo per un po’.
Perché ad un certo punto Dario non ci fu più. Qualcosa andò perduto, qualcosa di importante ma così importante che nel nome Dario decise di portarsela addosso quell’assenza. E allora Dariochenonc’é.
Ma per gli amici, sia chiaro.
Ma niente, il dolore continuava a trovarlo e sedersi accanto a lui. E gli faceva compagnia e parlava con lui e lo coccolava e lo ascoltava.
Però, a dirla tutta, Dariochenonc’é s’era rotto un po’ i coglioni di sta cosa.
Ed un giorno arrivò lei. Bella come l’estate quando sei ragazzino, senza pensieri, zero pensieri.
– Ciao, tu appartieni a me.
– Macché. Io non appartengo neanche a me.
– Lo so. Per questo appartieni a me.
 – Ma sei sicura?
– Certo.  Vuoi vedere?! Come ti chiami tu?
– Dario.
– Appunto. Il tuo nome è il mio, solo un po’ confuso.
– Ma tu come ti chiami?
– Io mi chiamo Radio. Le lettere sono le stesse. Quindi sei mio, io sono te e tu sei me.
Mica puoi dire di no ad una che parla con ragioni così convincenti?!
Mica puoi dire di no ad una che arriva all’improvviso e ti fa sentire così?!
Però che stronza. Poteva pure arrivare prima, sai quanta fatica si risparmiava Dario e quanta ne guadagnava Dariochenonc’é?!
Forse però il momento era giusto.
Cuffie, microfono acceso, un respiro così profondo che affonda nella memoria e la voce esce, da sola, limpida, liscia, serena. Viene da lontano, va lontano. È libera. È libertà.
Senza pensieri, zero pensieri. Una famiglia, che scegli tu, che di calore vero ti riscalda.
Che stronza. Poteva arrivare prima.
Un’anima come la tua che viaggia insieme a te, con le stesse paure e gli stessi occhi.
Che stronza. Poteva arrivare prima.
Fa niente. Adesso c’è. E forse un pochino anche Dario, c’è.

Commenti
  1. Zio Gianni   il   6 ottobre 2017 alle 15:24

    Bravo! Molto bello e accattivante. Lo leggi tutto per capire chi sia questa “tipa”! E poi quando sveli chi è … si capisce tutto! E non puoi che condividere perchè è vero! E’ proprio così…quando ti prende ti marchia a vita!

  2. Rori   il   6 ottobre 2017 alle 20:04

    Ecco. Ecco spiegato Dario.
    Dario che c è… eccome se c è…
    Dario del racconto della bottiglia. Dario dell incanto dei bambini….
    Dario della magia dei dinosauri.
    Dario che ama la luce, la vita, la gioia ed il dolore perche Dario è vivo … ed è un incanto….

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