La prima volta che…

Scritto da il 27 settembre 2017

La prima volta che qualcuno mi ha aperto il microfono per parlare avevo 21 anni ed evidentemente qualcosa da dire, qualcosa di impellente di cui sentivo proprio di dover rendere partecipi tutti: Alba Parietti era ricorsa alla chirurgia plastica per le labbra e la cosa mi sembrava abbastanza rilevante.

Crescendo ho compreso che potevo dire molte altre cose (mi permetto di dire -con tutto il rispetto per la Parietti- cose molto più interessanti) e soprattutto fare qualcosa di semplice, ma importante per me e per gli altri: compagnia.

Vivo con la radio, non c’è momento della mia giornata in cui non sia accesa in almeno una delle stanze della mia casa; va da sé che ogni stanza ha una radio analogica e nessuno può cambiare frequenza. Anche ora mentre scrivo c’è la radio, gli U2 mi dicono: Walk on.

Cammino, vado avanti, sorvolo sui momenti difficili perché la radio è sì il mestiere più bello del mondo, ma è anche uno dei più feroci: dalla critica e dall’autocritica non si salva nessuno o quantomeno non io.

Vado ai giorni felici: in radio lo sono stati comunque tutti e questa è la cosa più potente che io riesca a pensare.

Giorni felici, attimi, secondi e una sfilza infinita e non finibile di prime volte.

La prima diretta da sola: la statale 268 bloccata, arrivo in ritardo, voce tremante, apertura (che a quel punto non era più un’apertura) disastrosa. Il seguito? Peggio dell’apertura amico che mi leggi, la fine del programma è stata come quando ti immergi nel fondo del mare e non vedi l’ora di tornare a galla: una boccata di ossigeno.

La prima volta che il fonico dall’altra parte del vetro mi ha sottolineato una cosa negativa: lacrime, panico, singhiozzi.

La prima volta che ho capito che la radio è un mestiere: ero triste, molto triste, ma la radio mi chiedeva di parlare: the show must go on.

La prima volta che la risata mi ha troppo preso la mano: eravamo in coppia, si parlava del calcio Napoli, la risata si è impossessata a tal punto di me che ho abbandonato tutto, compagno, microfono, studio. Walk on.

La prima volta che ho capito quanto vale un secondo: disco- disco, dimmi quante cose riesci a dire in 8 secondi, e ti dirò chi sei.

La prima cosa davvero divertente: io e il fonico ci distraiamo (non siamo macchine, capita anche questo), parte la sigla del programma, entrambi ci precipitiamo alle nostre postazioni: io mi precipito un po’ troppo, tant’è che cado e comincio a parlare da terra mentre tento disperatamente di arrivare al microfono che mi sembra altissimo ora che per la prima volta lo vedo dal basso. Risata incontenibile, gioia allo stato puro: io e la radio quel giorno siamo diventate davvero amiche, senza tendere più alla perfezione (di impossibile e anche noioso raggiungimento) abbiamo declinato verso la verità.

La prima volta che una radio ha scelto me, proprio me, per un programma proprio per me: era giugno 2017, la radio si chiamava e si chiama Radio Punto Zero.

Ci sentiamo domani con la gioia di scoprire quale sarà la nostra prossima prima volta insieme.

Walk on.


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